Scuola dell'infanzia "Sacro Cuore" di Presina (PD)

 

“Siamo i bimbi

della Scuola dell’Infanzia di Presina,
dell’età del cielo bello,
dei verdi prati e del mare blu
e dell’albero della Tv.

Arriviamo di mattina,
con la mamma o col pulmino,
sorridenti e bei contenti
di giocar per tutto il dì.

Siamo tanti e siam piccini,
siam bambine e siam bambini,
di tre anni, quattro anni,
cinque anni o poco più.

La maestra è bella e buona,
ci sorride e ci consola,
anche quando noi bambini
siam dei veri birichini.

«Un, due tre, un, due tre,
tutti i bimbi intorno a me».
Lei ci canta l’un, due, tre,
tutti i bimbi intorno a me.

Noi cantiamo e balliamo,
qualche volta recitiamo,
con pupazzi e marionette,
trucchi, salti e piroette.

Poi lavori a bizzeffe,
con pittura e pennarelli,
carta, pongo, sabbia e colla
e matite e acquerelli.

In un attimo volante…
tutti i giochi son per aria:
grida, urli, gran risate,
questa sì ch’è una cuccagna!

Poi lei dice: «La magia»
che i giocattoli porta via
e in un lampo, in uno schiocco
tutti i giochi sono a posto.

Din, don, dan è mezzodì
e il pranzo eccolo qui:
le manine son lavate
e le tavole apparecchiate.

Noi mangiamo in compagnia,
fra gran chiasso e allegria,
cento bimbi o poco più,
dai tre anni ai tre più in su.

Dopo pranzo una canzone,
una favola, un’emozione,
una fiaba, una fantasia,
che in un lampo ci porta via.

Ecco il mondo dei castelli,
elfi, draghi e menestrelli,
re, regine e cavalieri,
spade, legni e moschettieri.

Ma le quattro sono già,
tutti a casa si tornerà,
il bidello è già passato,
il cancello spalancato.

«Bimbi belli, ciao a domani».
«No, maestra, forza, su,
ci racconti un’altra storia?
Un’altra storia e poi più».

Siamo i bimbi della Scuola dell’Infanzia,
dell’età del cielo bello,
dei verdi prati e del mare blu
e dell’albero della Tv.”

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DITE: 

E’ faticoso frequentare i bambini. Avete ragione.

Poi aggiungete: Perché bisogna mettersi al loro livello, abbassarsi, inclinarsi, curvarsi, farsi piccoli.

ORA AVETE TORTO

Non è questo che più stanca.

E’ piuttosto il fatto di essere obbligati  a innalzarsi fino all’altezza dei loro sentimenti.

Tirarsi, Allungarsi,  Alzarsi sulla punta dei piedi.  Per non ferirli”.      

                  Janusz Korczak

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